martedì 15 giugno 2021

Le fredde equazioni (The Cold Equations), di Tom Godwin, 1954

Scritto da: Ataru Moroboshi

 

Erano anni che non incontravo qualcosa in grado di emozionarmi a tal punto da riflettervi per giorni e giorni dopo la prima lettura e questo è stato il (non principale) merito di “Le fredde equazioni”, racconto che mi sentirei di consigliare a chiunque, perché, pur se ambientato in un futuro ove la colonizzazione spaziale è una realtà, non parla realmente di questo e pur classificato come racconto di fantascienza, nulla ha di realmente fantascientifico. 

Partendo dalla durezza della vita di frontiera, tratta di scelte, di come a volte si cessi di averne e anche dell’importanza della conoscenza/consapevolezza, senza mai un minimo di retorica, il tutto in una trentina di pagine. Trovatemi chi riesca a far meglio!

 


“The Cold Equations” è un racconto famoso e per nulla recente, da cui è stato tratto un omonimo episodio della serie “Ai confini della realtà” (ep. 16, del 7 gennaio 1989, terza stagione, visibile qui, con un doppiaggio in italiano indecente, a dir poco), molto simile alla controparte letteraria e recentemente un film Netflix, “Estraneo a bordo” (Stowaway), del 2021 diretto da Joe Pennac, che ne riscrive, dilata e aggiorna completamente la storia, limitandone purtroppo la portata filosofica ed emotiva.

Nonostante queste versioni e la fama del racconto, eviterò ogni spoiler sul finale, anche se tutto è tranne che imprevedibile, dato che il lettore non farà altro che pensare a una soluzione per ogni singola pagina del racconto. In esso, una piccola navicella impiegata per spedizioni di emergenza è diretta ad una colonia, ove portare un medicinale che salverà 6 persone. Essa viaggia con una scorta estremamente bassa di carburante e la conseguente necessità di evitare variazioni di tragitto, o qualunque problema che induca un maggior consumo.

Il pilota scopre di avere a bordo una ragazza di 18 anni, Marilyn Lee, imbarcatasi di nascosto per rivedere il proprio fratello sulla colonia di destinazione, con un anno di anticipo rispetto a trasporti canonici. E’ l’amore per il fratello, il desiderio di ricongiungimento, che mette in pericolo il viaggio stesso dell’astronave e pone i protagonisti del racconto in una situazione atroce, indimenticabile. La ridotta disponibilità di carburante, emblema della complessa vita di frontiera, costringerebbe il pilota a gettare fuoribordo qualunque clandestino. Questo perché il peso aggiuntivo ne farebbe aumentare in modo critico i consumi durante la fase di decelerazione per l’atterraggio, portando all’esaurimento del carburante prima di toccare il suolo, facendo perciò precipitare la navetta, uccidendo gli occupanti e conseguentemente i 6 uomini in attesa di medicine.

Erano anni che mi era stato consigliato (grazie Alex) e ora capisco perché. L’autore, pur non descrivendo quasi nulla dei personaggi, rende impossibile non empatizzare con essi e questo è merito della costruzione pressoché perfetta della vicenda. Tutto ciò che viene descritto, dalle condizioni, ai fatti, alle conseguenze è perfettamente logico e privo di contraddizioni, realistico, ma ciò non toglierà nulla all’impatto emotivo sul lettore, anzi. In modo molto onesto, l’autore farà pensare al pilota che se al posto di una dolce e ingenua ragazza, vi fosse stato un uomo, esso sarebbe stato gettato nello spazio nel giro di pochi secondi, ma proprio la natura della clandestina creerà il cuore del racconto e le esitazioni nel pilota e nei lettori. Tutto estremamente umano e credibile.

Mi sono soffermato spesso a riflettere sulle scelte della vita, sui bivi (o più) presentatisi e sulle infinite combinazioni di possibilità che portavano con sé, ma non credo di aver mai riflettuto seriamente sulle situazioni che non ammettano scelte. In qualche modo il mio cervello le ha sempre rifiutate; il classico gioco mentale “chi butteresti dalla torre?”, che si fa per comprendere a chi si tiene maggiormente, è sempre stato bypassato da me, pensando che fra due persone amate similmente, avrei scelto di evitarne il sacrificio, buttandomi io stesso dalla torre. Esempio di pigrizia mentale e di non accettazione dei dubbi più complessi!

Questo libro non prende scorciatoie e affronta la realtà, costringendo protagonisti e lettori a fare altrettanto e quel che riuscirà a smuovere nella vostra anima, continuerà ad agitarsi per molto tempo dopo la conclusione del romanzo. Un testo davvero immancabile.

 

Ho acquistato la versione Kindle su Amazon, con la traduzione di Marco Crosa, a 1.99 euro, ma se trovate una qualunque versione cartacea, non fatevelo sfuggire, a qualunque costo.

2 commenti:

  1. James Gunn nella sua Storia Illustrata della Fantascienza ne parla come di un classico imprescindibile.

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  2. E lo è davvero. Indelebile!

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