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Si ritorna a parlare di Mellick III e lo si fa con un romanzo breve che inizialmente mi aveva lasciato molto perplesso, ma che, come al solito, ho finito per adorare...
E' ironico perché a solo una settimana dal mio articolo sulla memoria e i finali delle opere (E' il finale la cosa più importante?) sono già stato protagonista degli eventi descritti: credo che la mia personalità che ricorda sia stata completamente sopraffatta dalla magnificenza della parte finale di quest'opera rimuevendo totalmente dalla mia mente tutte le perplessità iniziali. La ragione di quanto accaduto è semplice, mi sono trovato di fronte a una serie di capitoli uno più intenso dell'altro che mi hanno condotto a un finale assolutamente perfetto nella sua crudeltà, in cui dietro una facciata da happy ending si nasconde tutta l'ipocrisia e l'egoismo umano... era un po' difficile non venirne sedotti e ammaliati o, per lo meno, rimanerne indifferenti.
Ma non è l'unica motivazione: nei suoi finali Mellick chiude cicli di vita abbastanza brevi, dunque parlare di finali felici o no lascia un po' il tempo che trova, l'autore si focalizza nella storia di un particolare momento della vita dei personaggi, per essere precisi si focalizza sui quei particolari momenti che portano (e in cui avviene) la metamorfosi dei protagonisti, dunque il finale è solitamente neutro da questo punto di vista, quel particolare evento è terminato, ora la vita dei suoi personaggi continua, diversa ma continua, però mi diverte (con sarcasmo e cinismo ovviamente) pensare che in un'ottica di vita reale questo sia stato uno dei finali migliori possibili, non solo per l'esplosione di tutto il peggio dell'umanità, ma anche per l'amore che comunque traspare. Adoro i personaggi creati da Carlton Mellick III, anche quando commettono le più spietate nefandezze sono comunque così sfaccettati e ambigui da non poterli disprezzare pienamente o comunque a cuor leggero.
Come vi dicevo però, all'inizio non ne ero molto soddisfatto...













