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Dopo la lettura di Spedizione Sundiver mi ero ripromesso di continuare la lettura del ciclo delle 5 galassie di Brin, con la speranza che tutte quelle che io reputavo "idee sprecate" presenti nel primo volume, potessero trovare più spazio e fossero sviluppate meglio nel secondo...
Purtroppo la mia speranza è stata mal riposta.
Non me ne vogliano i fan del ciclo, ma reputo questo libro uno dei peggiori letti in vita mia.
In questa recensione cercherò di argomentarvi (anche con esempi concreti) il perché di questa mia opinione così drastica, se ritenete le mie considerazioni superflue per giudicare un'opera, leggetevelo tranquillamente, in caso contrario, statene alla larga...
Brin, durante la narrazione, ci spiega tutto,
tutto di tutto, e approfitta di qualsiasi momento per farlo, non
passano cinque righe senza che abbia inizio uno spiegone mortifero.
Ci racconta quel che è stato in un lontano passato e quel che è
stato nei momenti precedenti all'avventura, ci spiega perché certi
personaggi dicono certe cose, ci spiega il perché dei loro pensieri,
ci spiega perché fanno la cacca, ma soprattutto ci spiega perché
non bisognerebbe mettere le mani sul fuoco, perché l'acqua che bolle
scotta, perché se spremo un'arancia ottengo un liquido con il sapore
di arancia anziché di menta piperita, ci spiega perché il sole
sorge tutti i giorni e perché sia necessario usare il sapone per lavarsi.
Ma la cosa terribile è che,
per farlo, ammazza la narrazione, la interrompe di continuo per
digressioni lunghe, noiose e il più delle volte inutili, è una
valanga di infodump che travolge il lettore e lo allontana il più
possibile dal flusso del racconto.
A questo si aggiungono le numerosissime ripetizioni, capitolo dopo capitolo, quando si tratta di un certo rapporto tra due personaggi, o di una certa cosa incontrata, l'autore torna a ripeterci sempre le stesse cose, come se il libro fosse stato pubblicato a puntate su una rivista mensile. Dopo metà libro un po' si placherà, ci darà un minimo di tregua, ma fino ad allora dovremo sorbirci sempre gli stessi concetti.
A peggiorare il tutto c'è pure il pessimo stratagemma narrativo del "segreto improvviso verso il lettore", ovvero fino a un certo punto, circa 200 pagine, sappiamo tutto dei personaggi, quel che fanno, quel che dicono, quel che pensano, spesso sappiamo anche troppo, però, all'improvviso, un personaggio ha un'idea geniale e tutti ne discutono, tutti ne sono a conoscienza, tutti prendono decisioni in base a quell'idea, ma il lettore non saprà di che idea si tratti se non dopo dozzine di capitoli.
Il tutto per creare una certa suspense fittizia e inutile che, tra l'altro, contrasta malissimo con l'eccesso di infodump: per una volta che c'era qualcosa di interessante da raccontare tanto valeva farlo, ma, no, meglio far sapere tutti i pensieri inutili di tutti i pesonaggi e tenere nascosto il segreto di pulcinella...
Se togliessimo tutto l'infodump onanistico (e tutte le ripetizioni) del racconto resterebbero un centinaio di pagine e non di più... se aveva tanta voglia di raccontarci quanto fosse figo l'universo che si è inventato, avrebbe potuto scrivere un manuale di ambientazione per un GdR.
In ogni caso, voglio offrirvi un estratto del libro, perché vi rendiate conto con un esempio pratico di quel che voglio dire. Non ci sono spoiler, tutto quanto viene raccontato è assolutamente inutile ai fini del libro e non ci sono anticipazioni di trama essenziali.
Le mie opinioni saranno scritte in corsivo tra parentesi quadre.
---
- Estratto del capitolo 21 -
[I
protagonisti sono due umani (ragazzo e ragazza) e due delfini, hanno
appena fatto saltare in aria un cumulo metallico per scavarsi un
passaggio verso la superficie di una specie di atollo, per sicurezza
decidono di mandare avanti una sonda automatica]
Questo
lo farò io – Arrampicatore di Scalette
I
robot danno ascolto – alla mia presa dei nervi
Toshio annuì. – Sì, hai ragione. Fai tu, Keepiru.– Il pilota, grazie all’interfaccia diretta fra macchina e nervi, avrebbe potuto controllare la sonda in modo più preciso. Tra gli umani a bordo, solo Emerson D’Anite e Thomas Orley avevano quei collegamenti cyborg. Sarebbe passato molto tempo prima che la maggioranza degli umani potesse sopportare gli effetti collaterali dell’impianto delle prese nello stesso modo in cui vi riuscivano i delfini, che avevano avuto assai più bisogno dell’interfaccia ed erano stati adattati geneticamente a quello scopo.
[Si decide di iniziare e già c'è il primo spiegone, come se il lettore non avesse capito dalla frase del delfino che vi era un'interfaccia delfino-macchina. Ma non si limita a questo, deve pure spiegare chi nell'equipaggio ha le stesse caratteristiche e perché i delfini vi sono più portati. Come se il lettore non se lo fosse potuto immaginare da sé. E siamo circa a un terzo del libro, non all'inizio, dove qualche informazione può aiutare a non sentirsi spaesati.]
Seguendo le istruzioni di Keepiru, una piccola sonda si staccò dalla parte posteriore della slitta. Sfrecciò verso il varco e sparì all’interno.
[Si inizia, quanto durerà prima della successiva digressione? Ve lo dico io: inizia e finisce qua, comincia subito infatti il pippone di infodump]
Toshio non si era aspettato di venir mandato subito fuori in compagnia di Keepiru e in un luogo dove, secondo la sua opinione, nessuno dei due s’era comportato in modo particolarmente encomiabile. L’importanza della loro missione, servire e proteggere due scienziati ragguardevoli, lo confondeva ancora di più. Perché Creideiki non aveva mandato qualcun altro? Qualcun altro più affidabile?
Naturalmente, poteva
darsi che il comandante avesse mandato fuori tutti e quattro per
toglierseli di torno. Ma neppure questo sembrava logico.
Toshio decise che
era meglio non tentare di comprendere la logica di Creideiki.
Sembrava che alla sua base stesse l’imperscrutabilità. Forse era
inevitabile, per un comandante. Toshio sapeva soltanto che lui e
Keepiru erano decisi a fare un buon lavoro in quella missione.
Come guardiamarina,
ufficialmente aveva un grado superiore a Keepiru. Ma la tradizione
voleva che i piloti avessero la precedenza sui guardiamarina, a meno
che un’autorità superiore decidesse diversamente. Toshio avrebbe
assistito Dennie e Sah’ot nei loro studi. Per quanto riguardava le
questioni di sicurezza, la responsabilità spettava a Keepiru.
Toshio era ancora
sorpreso nel vedere che gli altri si fermavano e lo ascoltavano
quando dava qualche suggerimento; le sue opinioni venivano richieste
d’abitudine. E già a questo ci sarebbe voluto un po’ per
abituarsi.
[La prima parte relativa ai dubbi sul perché loro e non altri fossero stati scelti era stata spiegata anche in un capitolo precedente, esattamente quando il comandante aveva scelto la squadra e le stesse identiche conclusioni erano già state raccontate al lettore... si vede che l'autore ci teneva...
Poi inizia l'infodump sui gradi e la tradizione militare, così, a caso e inutilmente. Il rapporto tra Toshio e Keepiru era già stato sviscerato per un intero capitolo in precedenza...]
Lo schermo mostrò un’immagine trasmessa dal robot: uno scavo cilindrico nel metallo spugnoso. Solo alcuni moncherini spezzati rimanevano degli ancoraggi che avevano tenuto a posto l’asta dell’albero trivella. I frammenti scendevano lentamente accanto alla telecamera, mentre stavano a osservare.
Quando
il robot salì, la luce proveniente dall’alto divenne via via più
chiara attraverso un pulviscolo di bollicine.
–Credi
che sia abbastanza largo per far passare una slitta? – chiese
Toshio. Keepiru rispose fischiando che il passaggio gli sembrava
navigabile.
Il
robot affiorò in una pozza larga diversi metri. La telecamera
panoramicò intorno all’orlo, trasmettendo immagini di cielo
azzurro e denso di fogliame verde. Il tronco altissimo
dell’albero-trivella era precipitato nella foresta. L’inclinazione
rendeva difficile vedere i danni che aveva causato, ma Toshio era
sicuro che non era caduto in direzionedel villaggio aborigeno.
[Questa volta l'azione dura qualche riga di più senza un digressione]
Avevano temuto che, aprendosi la strada con l’esplosione all’interno dell’isola, avrebbero gettato nel panico i cacciatori-raccoglitori. Avevano corso comunque il rischio, perché tentare di scalare le infide pareti dell’isola nella risacca sarebbe stato pericoloso, e per giunta si sarebbero stupidamente esposti ai satelliti-spia dei Galattici. La caduta apparentemente casuale di un albero su un’isola sarebbe stata notata difficilmente da chiunque poteva essere di guardia lassù.
[Digressione e spiegone su una cosa che il lettore non sarebbe mai riuscito a capire...]
–Uh oh.– Toshio tese il braccio.
Dennie si avvicinò
per guardare lo schermo.– Cosa c’è, Toshio? Qualche problema?
Keepiru arrestò la
telecamera proprio quando stava per terminare l’esplorazione.
– Là – disse Toshio. – Quella sporgenza irregolare di
corallo è sospesa sopra la pozza. Sembra che stia per cadere.
–Be’, non puoi
ordinare al robot di incunearle sotto qualcosa per evitarlo?
–Non lo so. Cosa
ne pensi, Keepiru?
Certi piani possono funzionare –
Se il fato accetta
Correremo il rischio
-
E tenteremo
Keepiru fissò gli
schermi gemelli e si concentrò. Toshio sapeva che il pilota stava
ascoltando un complesso di immagini sonore trasmesse attraverso il
collegamento neurale. All’ordine del delfino, il robot si portò
al bordo della pozza. Le braccia a pinze afferrarono il metallo
spugnoso dell’orlo per tirare in avanti. Vi fu una piccola pioggia
di ciottoli quando mise in funzione i cingoli.
–Attenzione! –
gridò Toshio.
La roccia dentellata
s’inclinò in avanti. La telecamera la mostrò mentre vacillava
minacciosamente. Dennie si scostò dallo schermo. Poi il frammento
roccioso si rovesciò e piombò addosso al robot.
Seguì un vortice
d’immagini turbinanti. Dennie continuò a fissare lo schermo, ma
Toshio e Keepiru girarono lo sguardo sul fondo del pozzo.
All’improvviso cadde una pioggia di oggetti che scese dal varco e
si precipitò nel buio sottostante. I frammenti scintillavano nei
raggi della slitta prima di piombare nell’abisso.
Dopo un lungo
silenzio, Keepiru parlò.
La sonda è laggiù – con polmoni che non respirano
Mi è stata
risparmiata – la falsa morte dell’interruzione
Sibila ancora –
echi smarriti
[Qui continua l'azione, non ci sono digressioni, ma c'è una parte davvero infelice che ho sottolineato, in cui l'autore, ancora una volta ci racconta quello che sa o pensa un protagonista anziché farcelo capire. In questo caso poi si tratta di una informazione totalmente inutile e lapalissiana. Queste parti iniziano sempre con un "Tizio sapeva..."]
Keepiru intendeva
dire che la sonda continuava a trasmettergli messaggi dal luogo
tenebroso dove s’era finalmente fermata. Il minuscolo cervello e
l’emittente non erano stati distrutti, e Keepiru non aveva subito
la scossa che l’improvvisa interruzione dei contatti poteva
immettere in un sistema nervoso collegato.
Ma i serbatoi di
flottazione del robot erano rovinati. Era finito là sotto e ci
sarebbe rimasto.
[Altro spiegone...]
Quella deve essere – l’ultima ostruzione
Allora andrò io -
prudentemente
a controllare -
Dennie, prendi la
slitta – e osservami!
Prima che Keepiru o
Toshio potessero fermarlo, Sah’ot abbandonò la slitta e si
allontanò. Agitò poderosamente le pinne e scomparve nel pozzo.
Keepiru e Toshio si guardarono, accomunati da un pensiero maligno sul
conto dei civili pazzi.
[Un
personaggio, un delfino chiamato Sah'ot, si butta nel luogo
dell'incidente... visto? anche io vi sommergo di infodump]
Almeno, pensò Toshio, avrebbe potuto portare con sé una macchina fotografica! Ma se Sah’ot avesse atteso, Toshio avrebbe avuto la possibilità di pretendere per sé il dubbio privilegio di esplorare quel passaggio.
Almeno, pensò Toshio, avrebbe potuto portare con sé una macchina fotografica! Ma se Sah’ot avesse atteso, Toshio avrebbe avuto la possibilità di pretendere per sé il dubbio privilegio di esplorare quel passaggio.
Guardò
Dennie. Lei fissava lo schermo della sonda-robot, come se potesse
rivelare ciò che stava accadendo a Sah’ot. Bisognava
ricordarglielo, prima che andasse a prendere il controllo dell’altra
slitta.
Toshio
aveva sempre considerato Dennie Sudman una scienziata adulta,
amichevole ma enigmatica. Adesso vedeva che non era molto più matura
di lui. E sebbene avesse l’onore e la posizione di una vera
professionista, era priva dell’eclettismo che lui invece aveva
grazie all’addestramento di ufficiale. Dennie non avrebbe mai
incontrato la vasta gamma di persone, cose e situazioni che lui
avrebbe conosciuto nel corso della sua carriera.
Guardò
di nuovo l’ingresso del pozzo. Keepiru, sbuffò, lanciando un getto
nervoso di bollicine. Presto avrebbero dovuto decidere cosa fare se
Sah’ot non fosse ricomparso.
Sah’ot
era evidentemente un esperimento genetico, nel quale una serie di
tratti era stata spinta verso un optimum calcolato. Se giudicati
riusciti, i tratti sarebbero stati reinseriti nel pool generale della
specie dei neodelfini. Quel processo imitava, su una scala
immensamente più rapida, la segregazione e la mescolanza che
ricorrevano in natura.
Ma
certi esperimenti, a volte, davano risultati che non erano stati
pianificati.
Toshio
non era sicuro di fidarsi di Sah’ot. L’oscurità del fino non era
come l’inscrutabilità di Creideiki, profonda e pensierosa. Era
stridente, come la dissimulazione di certi umani che aveva
conosciuto.
E
poi, c’era quello strano gioco sessuale tra Sah’ot e Dennie. Non
che lui fosse un puritano. Quei passatempi non erano proprio vietati,
ma era noto che potevano causare problemi.
In
apparenza, Dennie non si accorgeva neppure che stava incoraggiando il
fino in modi sottili. Toshio si chiese se avrebbe avuto la faccia
tosta di dirglielo… e se lamodi sottili. Toshio si chiese se
avrebbe avuto la faccia tosta di dirglielo… e se la faccenda lo
riguardava.
[Digressione estrema in cui l'autore ci racconta per l'ennesima volta tutto dei personaggi.
E questo è drammatico, ci viene raccontato, non siamo noi a capire le dinamiche sociali dell'equipaggio dai dialoghi e dalle azioni, ce lo dice l'autore.
Inizia raccontandoci quello
che pensa Toshio di Denise. In un capitole precedente ci aveva
raccontato quello che Denise pensava di Toshio (in maniera miglior
devo ammette) praticamente sappiamo tutto di loro ma questi
personaggi non hanno mai praticamente interagito tra loro nel libro.
TUTTO raccontato perché fosse chiaro.
Poi ci dice che Sha'ot era uno degli esperimenti genetici particolari... sarà la quinta volta che lo fa dall'inizio del libro che necessità c'era?
Poi ci dice che non si fida di lui. Anche qua, i due personaggi non hanno mai interagito tra loro, peggio, sono già due capitoli in cui si parla di questo Sha'ot e non lo abbiamo ancora visto in azione...
Poi ci racconta del gioco sessuale tra il delfino e denise, cosa INUTILE perché ne eravamo già a conoscenza dal capitolo precedente.
Tutta questa digressione non serve a nulla.]
Poi ci dice che Sha'ot era uno degli esperimenti genetici particolari... sarà la quinta volta che lo fa dall'inizio del libro che necessità c'era?
Poi ci dice che non si fida di lui. Anche qua, i due personaggi non hanno mai interagito tra loro, peggio, sono già due capitoli in cui si parla di questo Sha'ot e non lo abbiamo ancora visto in azione...
Poi ci racconta del gioco sessuale tra il delfino e denise, cosa INUTILE perché ne eravamo già a conoscenza dal capitolo precedente.
Tutta questa digressione non serve a nulla.]
Passò un altro
minuto di tensione. Poi, quando Toshio si preparava a muoversi,
Sah’ot sfrecciò fuori dal pozzo e piombò verso di loro.
La via è libera…
Vi condurrò verso
l’aria!
Keepiru fece
schizzare la slitta verso il delfino antropologo e squittì qualcosa
in toni così alti che Toshio, nonostante la sua sensibilità
calafiana, non riuscì a capire.
La bocca di Sah’ot
si contorse e si chiuse in un atteggiamento riluttante di
sottomissione. Ma negli occhi aveva una luce di sfida. Lanciò
un’occhiata a Dennie mentre si girava per presentare una delle
pinne ventrali alla bocca di Keepiru.
Il pilota diede un
morso simbolico, poi si rivolse agli altri.
La via è libera -
Io gli credo
Ora andiamo -
E abbandoniamo
questi respiratori
Per parlare come
Terrestri
Del nostro lavoro
E per incontrare i
nostri futuri
Fratelli piloti
La slitta si mosse sotto il pozzo dell’albero-trivella, poi salì in una nube di bolle. Gli altri la seguirono.
---
Ora, questo capitolo era abbastanza inutile e le digressioni si limitavano ad annoiare, ma in altri capitoli in cui l'azione ha un po' più di ritmo, la digressione con annesso pippone è davvero fastidiosa... e il libro è scritto tutto così.
E' mia opinione che, a seconda della storia e della struttura narrativa, ci sian cose che vanno spiegate e altre che vanno lasciate all'intelligenza del lettore, leggere Le maree di Kithrup è quasi offensivo per una persona normodotata.
Per fare un esempio
positivo, vi propongo la lettura del libro “La scala di Schild”
di Greg Egan (tanto sia Brin che Egan sono normalmente descritti come
scrittori di Hard Science Fiction).
In quel libro Egan
racconta minuziosamente una fisica aliena, ma per farlo non
interrompe mai la narrazione, perché sono i protagonisti che vengono
a conoscenza in tempo reale di quei dati e di quel sapere e, dunque,
indirettamente anche il lettore.
Ma tutto ciò che è il
“mondo” creato dall'autore, e vi assicuro che è non è banale,
non viene minimamente spiegato, mentre i personaggi parlano o pensano
ci vengono offerti discretamente gli indizi necessari per capire come
funzionano le cose, ma non vi è alcuna spiegazione di cosa sia il
“Gioiello” o “l'Esopersona” o altre caratteristiche dei corpi
umani sintetici.
Però il lettore è in
grado di farsi un'idea. All'inizio sarà un po' spiazzato, ma man
mano che apprende come le persone interagiscono tra loro, come fanno
le cose, ecc... inizia a capire sempre più chiaramente come funziona
quell'universo. Senza che lo scrittore gli spieghi alcunché,
solamente “vedendo” (visualizzando) quello che legge.
Alla fine la lettura deve
anche stimolare l'attenzione e la capacità d'apprendimento.
Per il resto ci sono anche alcuni spunti di riflessione interessanti, ma sono buttati là senza approfondimento, l'autore è molto più interessato a parlarci delle millemila razze e dei loro clienti, le loro abitudini, la loro superbia e la loro crudeltà.
La parte sull'immobilismo della ricerca, che guarda solo al passato anziché al futuro, la parte sulle ripetizioni della storia che vedono le vittime trasformarsi in boia dimenticando il loro passato, la stupidità delle superstizioni che hanno impedito uno sviluppo sano della nostra società... sono tutti elementi estremamente interessanti ma liquidati in poche frasi, la maggior parte del libro è pura ambientazione, poi c'è una piccola parte dedicata agli eveniti narrati e al segretissimo piano ridicolo del macho alfa protagonista, in mezzo a tutto questo qualche occasione sprecata per parlarci di qualcosa di interessante.
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