venerdì 29 aprile 2016

Maus di Art Spiegelman e Schindler's list di Steven Spielberg - Piccole differenze fondamentali

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Articolo di: AleK

Ora farò un parallelo che indignerà molto i benpensanti che passano di qua per caso, ma che i quattro gatti fissi che leggono questo blog riusciranno a comprendere senza scandalizzarsi. Prima di farlo però vi anticipo subito che reputo Maus un capolavoro e tutta la pappardella che segue serve ad argomentare questa mia opinione.

Se io scattassi una fotografia a una bella ragazza nuda e la postassi su qualche social network riceverei dozzine di apprezzamenti, ma ciò non cambierebbe la triste realtà dei fatti: la mia foto rimarrebbe comunque una merda. Per una ragione molto semplice: sono un pessimo fotografo.
Il tema dell'olocausto nell'arte, nel cinema e nella letteratura è simile al tema del nudo (o dei bebè, o dei cuccioli, ecc...) in fotografia, anche se inducendo sensazioni opposte, infatti molte persone rimarranno così profondamente turbate da quel che vedono da ritenere insignificante la qualità del mezzo utilizzato per veicolare certi contenuti.
Qui, a mio avviso, si nasconde una trappola, perché è vero che il contenuto è sempre più importante della forma (soprattutto per un tema come l'olocausto) e che raggiungere un maggior numero di persone e sensibilizzarle su un certo problema è un bene, però allo stesso tempo lo stile utilizzato può rendere più o meno significativo un certo contenuto, aiutando non solo a veicolare un'informazione ma a contestualizzarla anche, rendendo così quell'informazione qualcosa di concreto e non un concetto astratto slegato dal mondo reale.

Il tema dell'olocausto si può dunque trasformare in un qualcosa di molto ruffiano per accaparrarsi consensi facili, piuttosto che qualcosa su cui dibattere seriamente in modo che la gente comprenda realmente quel che è accaduto e perché è accaduto. Un esempio di quanto affermo è Schindler's list di Steven Spielberg, un'opera mediocre che mantiene puntato il riflettore su scene parossistiche, ammiccando continuamente al pubblico utilizzando una retorica visuale (il cappotto rosso) davvero facile. Anni luce da un'altra opera che parla dello stesso tema ma in maniera più riuscita, come Il pianista di Polanski, che meriterebbe molta più attenzione e che vi consiglio di vedere per avere un'idea un po' più realista di quella che era la vita nel ghetto, di quello che fu l'occupazione nazista della Polonia, di cosa significhi avere fame o sete e tutto senza l'epilogo consolatorio dove i giusti vengono ricompensati.

Il film di Spielberg ha l'indubbio merito di aver veicolato e mantenuto vivo un dibattito importante su avvenimenti storici recenti ma che nell'immaginario collettivo sembrano così lontani, una volta tanto non sono state spade laser e inseguimenti-mozzafiato a riempire i cinema. Il problema è che i continui ammiccamenti verso il pubblico e le scene piene di retorica svenevole erano esattamente quello che il pubblico cercava come surrogato delle cazzate che normalmente riescono a permettergli di guardare un film senza distrarsi ogni 5 minuti.
 E' fast-food privo di qualsiasi educazione culinaria. Il piatto potrà anche essere prelibato e nutriente, ma viene servito sempre uguale, non aiuta ad apprendere, non spinge a riflettere, serve solo a far consumare.

Lo Schindler che ci viene presentato è il classico personaggio amato dal pubblico, il tipico furfante buono, che si è fatto da solo, donnaiolo, che truffa il sistema (non la povera gente) vendendo fumo e facendo leva sulla vanità degli ufficiali nazisti. Il personaggio è così perfettamente costruito a tavolino per piacere che riuscirebbe pure a vincere le elezioni in Italia senza problemi. Può sembrare una persona spregevole all'inizio, ma non eccede mai e non perde occasione per mostrare il suo buon cuore. Se fa piangere una ragazza è solo perché è rude, pura facciata, nella scena dopo lei scoprirà che filantropo sia in realtà, così lo spettatore è felice e rassicurato: non solo è buono, ma gli altri lo sanno pure.
Le vittime saranno tutti madri e padri modello con figli modelli, al massimo saranno piccoli contrabbandieri o imbroglioni che tirano a campare, pure i militanti della polizia ebraica saranno tutti dei buontemponi. C'è stato l'olocausto, ma è stato colpa di pochi e cattivi, non certo di esseri umani. Il ghetto spielberghiano è popolato da santi vessati da diavoli, dove la telecamera non si dimentica mai di inquadrare i bambini impauriti e dove le vittime spesso vengono presentate al pubblico per mostrare che buon cuore avessero prima di morire.
Solo nella prefazione di Maus e in una sola tavola, Art Spiegelman seppellirà l'intero film di Spielberg sotto una montagna di sterco, facendoci capire subito come sono andate veramente le cose: l'autore è raffigurato bambino mentre piange e dice al padre di esser stato trattato male dagli amici. Il padre, che ha vissuto nel vero ghetto e nei veri campi di lavoro, lo guarda e gli dice: "Amici? I tuoi amici? Se li chiudi insieme in una stanza, senza cibo, per una settimana... allora potrai vedere cos'è l'amicizia!"
Ovviamente nel complesso il film non è un merdone fumante come Horse war e non è neppure pessimo, semplicemente avrebbe potuto essere molto meglio. Passa continuamente da scene magistrali che sarebbero da studiare per chi si occupa di cinema, come la scalata sociale del protagonista, a scene di una retorica disarmante, come la terribile scena delle pistole che si inceppano oppure quella delle docce dove tutti si aspettavano il gas e invece esce acqua, ecc... Una peggio dell'altra fino all'immenso apice finale, con il protagonista che piange e fa i conti di quanti altri avrebbe potuto salvare di fronte a tutti i superstiti, in un pietoso monologo che sembra durare una quaresima. Ecco, quella scena è il fondo più profondo al quale si potesse arrivare ed è indegna per un film di questo tipo.
Forse è necessario cercare una drammaticità facile. Forse è l'unica maniera perché un certo tipo di informazione arrivi a un certo tipo di persone ma, come affermavo all'inizio, per me in questo si nasconde una trappola.

- Prima di tutto il prodotto è così patinato e parossistico da sembrare irreale quando invece è reale. E' il classico problema eterno di applicare nella vita quanto si è appreso a scuola, molta gente non lo fa... anzi, molte persone non riescono neppure a mettere insieme una serie di informazioni che restano memorizzate nel loro cervello ma in compartimenti stagni (non si spiegherebbe altrimenti il perché mi debba sorbire quotidianamente quasi un centinaio di persone che postano sui social network messaggi di Gandhi un giorno e di Salvini un altro). Un film del genere, così retorico, con personaggi così stereotipati, scandalizzerà le persone, ma sembrerà sempre qualcosa di staccato dal mondo reale o comunque qualcosa di accaduto tanto tempo fa e impossibile oggi. E soprattutto accaduto solo perché c'erano i nazisti, ovvero i cattivi indiscussi, non esseri umani come noi...
E' un problema serio. Già in passato ho riportato come esempio su questo blog quello di una mia studentessa a cui non era piaciuto District 9 perché, parole sue, "E' impossibile che gli esseri umani siano capaci di certe nefandezze" dimenticando non solo la storia e il presente, ma ignorando pure che le affermazioni ascoltate nel film sono vere, alla gente era stato chiesto che cosa pensassero degli immigrati (poi nel film sostituiti con alieni).

- Secondo perché non sembra voler informare, ma solamente scioccare e commuovere lo spettatore. Il problema è che così si perde di vista la parte più importante dell'opera, un evento storico sul quale bisognerebbe riflettere e che andrebbe studiato e compreso per analizzare il nostro presente e non liquidato con due lacrime. Questa assimilazione priva di senso critico si trasmette poi su più livelli del reale, così ci troviamo invasi da messaggi fortissimi, parossistici, che scandalizzano ma che sono privi di una qualsiasi consistenza etica. Sono banali, decontestualizzati e vengono accettati acriticamente dalle masse. Non è il caso di Schindler's list, il problema è che per veicolare tutte queste informazioni fasulle si usano i trucchetti che usa Spielberg nel suo film: ci si basa sulla commozione e sullo shock, non sull'informazione. Ne Il pianista o in Maus oltre alla ferocia nazista viene anche mostrato cosa significa ribellarsi e fare la guerra, si mostra una realtà molto più stratificata su cui riflettere e non un'immagine decontestualizzata per nutrire i piccoli leoni da tastiera.
E così ritorniamo al mio esempio iniziale, con la mia fotografia di nudo che ha ricevuto tanti consensi, io non ho veicolato ideali di bellezza e neppure ho istruito le persone sulla tecnica fotografica, ho semplicemente permesso lo sviluppo di temi molto profondi come "Escile" e "Che cagna".
E non solo questo, non avendo educato il pubblico, avrò solo favorito la diffusione dell'ignoranza anche riguardo a opere ben più meritorie, perché per la gente non ci sarà alcuna differenza tra una fotografia di un professionista e la mia. Questa incapacità critica sulle piccole e futili cose, si propaga anche ai temi molto più importanti, fino ad arrivare a brave persone che vedono sparire i proprio vicini mentre il clima di odio razziale si amplifica tutto attorno a loro e restano in silenzio o, peggio, approvano.

Maus è un capolavoro perché non ricade in questa squallida retorica spielberghiana. Maus affronta il tema in maniera molto più intelligente, veicolando le stesse informazioni storiche presenti in Schindler's list senza voler disturbare o far piangere, ma semplicemente per denunciarle.
La genialità dell'opera e che permette di usufruire di queste informazioni in maniera critica, attivando il cervello senza assimilarle in maniera vuota sta nel presentare un protagonista e vittima del nazismo che non è un Buono e non è neppure una persona comune, ma è una merda fatta e finita. Sopravvissuto a un campo di concentramento, ma profondamente razzista, insensibile, autoritario e intollerante.

In nessun momento viene anche solo sminuito il tema dell'olocausto, in nessun momento viene presentato il nazismo come umano, mai vi sono tentativi di revisionismo storico, però tutta la vicenda, raccontata sullo sfondo di un dramma familiare, fa aprire gli occhi su quella che è l'umanità in generale, su quello che siamo noi, sui nostri rapporti col prossimo.
Ci fa comprendere come e perché possono accadere certe cose e come e perché potranno accadere nuovamente.
Schindler's list ci fa vedere una parte del male che è stato, Maus ci mostra il male nella sua totalità e anche la causa. Maus ci scava dentro e ci mostra lo sporco senza rassicurarci.

All'inizio della seconda parte dell'opera, lo stesso autore ironizzerà sul personaggio del padre, perché appare molto simile al classico stereotipo dell'ebreo avaro e approfittatore contro cui si scagliava la propaganda razzista.
Ed ecco il genio. Nessuno, leggendo Maus, può restare indifferente rispetto quanto raccontato, eppure il protagonista incarna molti di quei difetti che hanno legittimato certe scelte politiche. L'autore riesce a mostrarci il marcio presente nel populismo senza dover inventare personaggi positivi o strappa lacrime, ma semplicemente mettendo in scena l'idiozia di quello che fu, facendoci comprendere che è nel piccolo odio quotidiano che coviamo che si nasconde il grande Male. Perché non dobbiamo dimenticare che quello che fu, che lo vogliate o no, ha avuto amplio consenso popolare in tutta europa.

Benito Karimov - Non si sevizia un paperino

Se il protagonista di Maus fosse stato il classico eroe o comunque l'incarnazione di ideali positivi, saremmo di fronte alla classica opera vista e stravista che denuncia un passato lontano senza permettere alcuna riflessione sul presente. Ci avrebbe commosso, ma non ci avrebbe fatto crescere.

Spesso ci si chiede come siano potute accadere certe cose... beh, ne siamo tutti testimoni oggi. Basta osservare come certi cialtroni riescano a ottenere sempre più consenso.
In futuro, dopo il disastro, saremo anche testimoni delle varie esclamazioni di sorpresa: Non sapevo, Non immaginavo, Non... che non si faranno attendere, poi troveremo nuovi Cattivi da incolpare, pulendo la nostra sudicia coscienza, usciranno nuovi film e nuovi libri che ci diranno quanto erano cattivi e ricominceremo d'accapo.
O forse no.


PS: per approfondire, vi consiglio la lettura di questo articolo, emblematico fin dal titolo: Leggere non è in sé un valore.

4 commenti:

  1. Innanzitutto: benritrovato! E' un piacere tornare a leggerti.
    Riguardo al tuo post, ci sarebbero tante cose da dire. Penso che la più adatta sia riportare la testimonianza di un sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, quest'uomo era stato assegnato come cameriere ad un comandante nazista...ebbene, secondo questo internato ebreo, tutti ma tutti i nazisti di qual campo di concentramento, gente crudele che non si faceva scrupoli a sparare in testa ad un bambino, una volta che si levavano la divisa si dimostravano uomini con la pancetta, con la stempiatura, con problemi di miopia. Insomma le stesse persone banali che incontreresti facendo la spesa al mercato.
    La banalità del male: persone mediocri che però avevano venduto l'anima e la loro umanità.

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    1. Come sempre grazie! ^^
      Aggiungo che l'anno scorso sono stato in visita al museo dell' ex-centro congressi del partito nazista di Norimberga. La guida che ci accompagnava ci raccontò di come non riuscisse a comprendere il successo "mediatico" di una macchietta come Hitler tra le folle. Che è più o meno lo sbalordimento che ho io quando vedo il successo di certi tizi alle elezioni in giro per il mondo.
      So che il contesto storico era molto diverso e sarebbe meglio non generalizzare, ma temo che i meccanismi alla base siano gli stessi.

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  2. Condivido, mi è piaciuto molto Maus e non mi piace Splielberg ma non per i motivi che descrivi tu. Vedi, Spielberg non vuole informare. Come ha fatto in tutti i sui film, Salvate Ryan in primis, vuole essenzialmente fare un film ruffiano che piace al pubblico in modo da vendere e fare soldi. E li fa bene infatti, a me ripeto nn piace ma è un parere personale, ammetto sia un bravo regista che sa fare il suo lavoro. Ma se vogliamo veramente informarci e educarci, non dobbiamo guardare i film. Dobbiamo leggere i libri. Questo è quello che molta gente non capisce, guarda i film come se fossero documentari.

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    1. Certo, se uno ha bisogno di guardare un film o leggere un fumetto per scoprire cosa sia stato l'olocausto, c'è un grave problema a monte...

      Però, che lo si voglia o no, la gente (e mi includo) ha ancora bisogno di "Panem et circenses" e l'intrattenimento che le si offre è fondamentale nell'educare.
      Sotto questo punto di vista, opere come Schindler's list, per i motivi sopra enunciati, sono dannose, anche se le si guarda per quello che sono: fiction.
      Molto meglio dare spazio e promuovere opere come Il pianista o Maus.

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