Ho visto questo Self/Less senza
pregiudizio alcuno, senza neppur aver visionato il trailer e conoscendo nulla in merito a
trama e regia. In pratica, sono stato attirato da alcuni amici al cinema, con
l’inganno, forse perchè ormai sono considerato uno "stracciameeeenchia" per i film!
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Presa da qui. |
Sarebbe però bastato verificare i
lavori precedenti del regista, l’indiano Tarsem Singh, con una breve ricerca in Wikipedia:
Lungometraggi
Ebbene, da questa inconsapevole
esperienza, che lezione ne traggo?
Che è meglio informarsi prima! L'ignoranza è sempre un gran male :)
Il breve wiki-elenco mi avrebbe
certamente fatto desistere dall’entrare in sala, ma visto che ci son cascato,
cercherò di evitare la stessa sorte ad altri.
Ad un
multimilionario statunitense, tal Damian
Hale interpretato da Ben Kingsley, restano sei mesi di vita (1° cliché).
L’uomo ha pensato solo agli affari (2° cliché) e trascurato la famiglia (3°
cliché), in particolare l’unica figlia, che lavora per un ente no profit e gli
rinfaccia la sua latitanza come padre (4° cliché). Sono solo i primi 10 minuti,
ma sono già esausto, perché quel che ho scritto varrebbe per molte pellicole e,
in particolare, se si esclude la malattia, risulta identico al ben superiore “Wall Street - Il denaro non dorme mai” (Wall Street: Money Never Sleeps) diretto
da Oliver
Stone nel non
lontano 2010.
Forse gli sceneggiatori, David ed Alex Pastor, a me
completamente sconosciuti, hanno fatto un copia/incolla
frettoloso dal film di Stone, ma il problema non è tanto lì, quanto bensì nelle
parti originali della pellicola!
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Prima... |
Il multimilionario è affetto da una grave patologia (tumore terminale), che in pochi mesi lo porterà a morte certa e per “guadagnare” tempo, decide di sottoporsi ad un particolare intervento, lo "shedding", che trasferirà ricordi e consapevolezza del protagonista in un nuovo corpo … si vabbè, parte originale per modo di dire!
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...e dopo la cura! "A bella, l'è tu nonno". Presa da qui. |
INIZIO SPOILER
Il nuovo involucro, che doveva esser prodotto in laboratorio, si scoprirà essere in realtà il corpo di un altro essere umano, con famiglia e propri ricordi, tenuti a bada da un farmaco a frequenza giornaliera. Il protagonista scoprirà questo inganno e si troverà di fronte alla scelta morale di annientare se stesso e restituire l’esistenza al proprietario del corpo, oppure prolungare egoisticamente la propria vita.
Ovviamente siam di fronte ad un
“eroe buono” che non esiterà molto a cancellarsi dal pianeta in favore del
buzzurro sconosciuto che gli aveva “prestato” il corpo; quanti avrebbero fatto
altrettanto?
Quanti avrebbero sacrificato la
propria unica esistenza e le infinite possibilità che presenta, soprattutto con
la ricchezza e giovinezza di cui disponeva il protagonista, in favore di
qualcuno che nemmeno avevano mai incontrato?
FINE SPOILER
FINE SPOILER
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Questo si che è litigare col proprio medico! Presa qui. |
Quanti rinuncerebbero a un
secondo “giro di giostra” se a pagarlo fosse qualcun altro? Se a poterlo fare fossero solo pochi ricchi e privilegiati, questi diventerebbero presumibilmente degli dei in terra.
Come anticipavo nel titolo, un
essere umano sino a che punto potrebbe arrivare per restare eternamente giovane,
bello, ricco ed in perfetta salute? Fino ad estinguere la specie, risponderei
sinceramente.
Sono domande banali, a cui una
risposta falsa e carica di retorica non fa che aggiungere pesantezza.
L'uomo si interroga da sempre sulla vita eterna e non è affatto detto che un giorno non si trovi una soluzione, come proposto nell'antologia "Mono no aware" (link post di Alek).
Nel film sono presentati altri esempi di prolungamenti della vita, come il killer che sostituisce sistematicamente l'involucro (necessità compresa nei rischi lavorativi!) o la coppia che stava per perdere il figlio e che se lo ritrova vivo a scapito della vita di un altro bambino. Ecco, qui il moralismo è ancora più ridicolo, perchè chi mai rinuncerebbe alla vita del proprio unico figlio per restituirla a un altro bambino sconosciuto? Troppo poco credibile e troppo contro gli istinti basilari e l’amore … non esiste senso di giustizia che regga il confronto.
L'uomo si interroga da sempre sulla vita eterna e non è affatto detto che un giorno non si trovi una soluzione, come proposto nell'antologia "Mono no aware" (link post di Alek).
Nel film sono presentati altri esempi di prolungamenti della vita, come il killer che sostituisce sistematicamente l'involucro (necessità compresa nei rischi lavorativi!) o la coppia che stava per perdere il figlio e che se lo ritrova vivo a scapito della vita di un altro bambino. Ecco, qui il moralismo è ancora più ridicolo, perchè chi mai rinuncerebbe alla vita del proprio unico figlio per restituirla a un altro bambino sconosciuto? Troppo poco credibile e troppo contro gli istinti basilari e l’amore … non esiste senso di giustizia che regga il confronto.
Sfortunatamente l’insipida
fotografia, il banale montaggio, la recitazione scadente e la pessima qualità
dei dialoghi non aiuta lo spettatore ad accettare gli 8 euro del biglietto ... figuriamoci
i milioni di dollari costati per
produrre questa zozzeria.
Al contrario del recentemente recensito "Air" (link post), questa non è una pellicola inutile, è dannosa, poiché veicola messaggi falsi ed ipocriti e vi fa uscire dal cinema più poveri, soprattutto nello spirito.
Al contrario del recentemente recensito "Air" (link post), questa non è una pellicola inutile, è dannosa, poiché veicola messaggi falsi ed ipocriti e vi fa uscire dal cinema più poveri, soprattutto nello spirito.
Da evitare, anche se aveste tutto il tempo, persino quello di una seconda vita.
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Seconda parte scritta da: Ale K
Seconda parte scritta da: Ale K
A differenza di Ataru ero
al corrente di chi fosse il regista di questo film e,
incredibilmente, proprio per questo motivo ero desideroso di andarlo
a vedere, non perché sia un suo fan, ma perché reputai essere il
film The Fall molto
interessante e Immortals,
pur essendo una schifezza, un qualcosa di meno ignorante del solito
(se non altro ci si voleva sbarazzare degli dèi... peccato fosse il
cattivo a volerlo). La
recensione che avete letto qui sopra (e che io ho potuto sbirciare
prima di voi) mi aveva un po' raffreddato, ma non mi aveva tolto la
voglia: in fondo il tema La mia vita o la sua
non è proprio banale...
E
così l'ho visto.
Bene,
che dire di un film in cui si paragona la genialità di Steve Jobs a
quella di Einstein e si esclama “Chissà cosa avrebbe potuto fare
con altri 50 anni di vita!”? Steve Jobs eh, non Einstein.
Chissà,
magari avrebbe inventato
gli AppleGlass e tutti avrebbero applaudito alla sua genialità,
oltre che a percepire l'irrefrenabile desiderio di possederli (vedasi
Effetto valanga).
Direi
che basterebbe quella frase per definire il film nella sua globalità
come un prodotto tremendo, ma purtroppo non è l'unica idiozia, tanto
che sono arrivato a credere che il problema sollevato da Ataru sia
solo la punta di un Iceberg di immondizia.
Inizio
aggiungendo un paio cliché in più ai primi banalissimi 10 minuti,
che la mente di Ataru era probabilmente saturata per poterli
assimilare: l'attivista ambientale senza soldi che rifiuta una
donazione di cui ha bisogno perché i problemi non si risolvono con
un assegno (sanguino) e uno speculatore edilizio multimiliardario
praticamente proprietario di New York che decide di ritirarsi a vita
privata dopo che il suo amico esce dagli affari. Oh, questo potrebbe
essere un ottimo What if
per un'opera di fantascienza o bizarro fiction.
Questi,
più quelli segnalati da Ataru, tutti compresi in 10 minuti.
Per
il resto... beh, abbiamo un evento incredibile, una persona
trasferita nel corpo di un'altra con la consapevolezza che tra loro
due potrà vivere solo uno e il potere di scelta sta nelle mani di
chi è stato trasferito. E' una cosa immensa.
La giustizia o la vita? Da dietro una tastiera sarebbe troppo comodo
dare una facile risposta, nella realtà l'interrogativo sarebbe
straziante.
E
tutto questo viene utilizzato dal prode Tarsem, non per discutere del
problema, ma come motore per la trama del solito, visto e stravisto,
action movie di merda.
Con
finale pietoso,
come avete potuto leggere sopra, in cui non viene offerto alcun
spunto di riflessione allo spettatore, ma gli si anestetizza il
cervello con la costruzione ruffiana di una storia creata per fargli
accettare la pappa così com'è.
E
in più, è fatto da schifo.
L'idea
del trasferimento di una mente in un altro corpo è abbastanza
stantia... nel senso che non è chissà quale novità e di fronte a
un What
if
così classico, mi aspetto nuove argomentazioni, nuovi problemi o
comunque, una nuova trattazione dell'argomento. Qui invece, come
anticipato, è stato preso proprio solo l'aspetto superficiale per
raccontare per l'ennesima volta la solita storia del cattivo che
viene sconfitto dal buono (tra l'altro il cattivo è ovviamente il transumanista... naturale).
Non
si può pensare di poter trasferire una personalità all'interno di
un'altro corpo, con una struttura cerebrale diversa, un corpo
diverso, livelli di neurotrasmettitori e di ormoni diversi e sperare che non cambi.
E se per qualcuno è un aspetto secondario, una pignoleria, mi dispiace doverlo riportare sul pianeta Terra a forza, ma non lo è. La nostra personalità è
determinata da equilibri chimici. Un altro corpo, formato da altri
organi, formati da altre cellule, con una regolazione genica
differente, con differenti geni, non funzioneranno mai il corpo che
possediamo. Diventeremmo una persona completamente diversa (ma di
questo ho già parlato nella recensione a Lascala di Schild).
Ma
il nostro protagonista, non solo è esattamente uguale a se stesso
(ovvero inesistente
visto che non è per nulla caratterizzato, a parte i cliché
dell'inizio) ma addirittura sa fare quello che il vecchio
proprietario del corpo sapeva fare, pur non possedendone la mente e la conoscenza! E
ovviamente, che cosa sapeva fare? Beh, sparare alla perfezione e
stendere chiunque in una lotta corpo a corpo, ovvio no?
Quando
poi me l'hanno giustificato con la parola Istinti
ho avuto un momento d'angoscia, come se quelle abilità non fossero
una Conoscenza.
Pensare
che l'istinto di un pugile sia un qualcosa che sta nei muscoli e non
la reazione rapida della sua mente nell'elaborare una conoscenza
frutto di anni di esperienza e sacrifici è allo stesso livello del
pensare che l'amore sia una questione di cuore, ovvero un muscolo che
pompa il sangue, e non una questione di mente. Si può pensare che la
razionalità stia nel cervello e l'amore nel cuore, così come si può
pensare che gli asini volino, ma la realtà è che dipendono entrambi
da quell'ammasso di neuroni contenuti nella scatola cranica.
Quel
che segue è solo una lunghissima messa in scena di situazioni
retard, in cui il nostro eroe riuscirà sempre a cavarsela perché è
il meglio, perché ha più culo degli altri (incidente triplo: unico
superstite) e perché i cattivi, per qualche strana ragione, sparano
agli angeli. E situazioni contraddittorie, tipo quella dell'acquisizione del nuovo corpo, nella quale a lui sono servite
settimane di riabilitazione per riuscire a muoversi, mentre gli altri
diventeranno macchine da guerra in pochi minuti.
Fantastica poi
la scenetta-moralista-obbligatoria (TM) in cui il tizio, dopo aver
passato settimane di feste e sesso selvaggio e promiscuo si...
annoia!
Un sessantottenne affarista padrone di New York con un'esperienza di
vita sufficiente a fargli conquistare il mondo, ritorna nel corpo di
un trentacinquenne super palestrato e figo, scopa bellissime ragazze, ha una
barca di soldi e... si annoia. Non ha nulla da fare. Nessun progetto.
Nessuna nuova conoscenza da acquisire. Ma
stiamo scherzando?
Ancora con questa morale da quattro soldi? Non era mica un ragazzino
ignorante arricchitosi dal giorno alla notte, era un adulto super
attivo al vertice nella gerarchia sociale a cui apparteneva (quella degli squali bianchi).
Degna
di nota la scena finale in cui l'eroe usa un lanciafiamme
dentro uno stanzino di 4-5 metri quadrati chiuso, sparando il getto
verso una parete a 30-40 cm dal suo corpo.
Se
vi sembra normale, vi meritate questo film, la crisi economica internazionale e la
situazione politica italiana.
Per
tutto il resto, vale quanto detto da Ataru.
Ciao ciao Tarsem, è
stato bello credere in te.
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